Il Vino, il Silenzio e l’Amore: Prepararsi a Ricordare
C’era un detto, un tempo, che suonava pressappoco così: “Diffida di chi non beve: dichiara di aver molto da nascondere”. Lungi da me l’intenzione di difendere l’alcolismo o di sproloquiare in favore di pratiche dissolute.
È però innegabile che, là dove un buon bicchiere di vino viene rifiutato senza motivo apparente, le possibilità di conversazione si fanno d’un tratto più complesse e, per certi versi, meno interessanti.
Non si parla qui di un semplice beverage o di un cocktail alla moda, bensì di quel nettare divino che i grandi spiriti del passato – da Socrate a Platone ai filosofi nordici, di cui Søren Kierkegaard e Arthur Schopenhauer – solevano invocare come compagno ideale per discorsi elevati.
Di questo, dunque, intendo ragionare: della vita degli dèi e di quanto sia necessaria una dose sufficiente di buon vino per affrontare con serietà temi come l’amore e altre realtà altrettanto verosimili.
La Solitudine come Stile di vita
Non so quando ho smesso di chiedermi cosa pensassero gli altri delle mie serate da sola. Delle mie foto postate di cene solitarie con tanto di tacco e vino rosso. Dei miei weekend senza programmi socialmente accettabili, bellamente rimpiazzati da una bici, una birra e le location meno affollate sulla faccia della terra. E a dire il vero, forse ancora oggi, ogni tanto, quando mi guardo con gli occhi del mondo mi chiedo: “Chissà cosa penseranno di me…”
Lasciamoli pensare: forse loro non hanno ancora intuito quanto sia prezioso il lusso di scegliere chi far entrare e chi no nella propria vita.