Rallentare per Esistere: la Meditazione come Cura al Malessere Moderno
Non ci sono parole ottimistiche per descrivere il momento attuale. Se da una parte il gran caldo ci toglie il respiro, dall’altra il nervosismo, la confusione e l’insofferenza rischiano di scoppiare come bombe atomiche da un momento all’altro.
Ho più volte espresso il mio disappunto sulla nostra esasperata civilizzazione in cui l’essere umano agisce per priorità sistemiche anziché per semplice intuizione empatica. Rispondiamo per reazione, aggrediamo per imporre. Ci disperiamo quando ci sentiamo diversi, quando ci confrontiamo con le vite degli altri – pur non sapendo nulla di loro.
Il risveglio del mattino ha lo stesso sapore di un ingresso al patibolo. Eppure il Fruscio delle stelle del mattino parla chiaro: qualcosa in noi è da rivedere. Per non risultare ripetitiva vi lascio il link per approfondire https://ladebby.it/blog/il-codice-dellanima-il-vuoto-il-fruscio-e-il-senso-della-vita
In questo scritto però voglio condividere con voi uno strumento spesso sottovalutato o frainteso. Nessuno può negare che in questi giorni il sistema nervoso è fortemente sollecitato. Si fatica a mantenere la tranquillità interiore. Si fatica a rallentare i pensieri e a non identificarsi nelle emozioni a essi associate.
Il Codice dell’Anima: il Vuoto, il Fruscio e il Senso della Vita
E se alla nascita ogni individuo fosse lasciato libero di essere sé stesso? E il nostro senso di disorientamento fosse causato da una lettura errata del sistema di controllo?
C’è un grande caldo in questi giorni, un’afa che innervosisce e non è raro incontrare volti disorientati, perplessi, confusi. Stanchi. La natura sta inviando i suoi segnali: il problema è che l’uomo non è più in grado di afferrarne il significato.
Abbiamo perso la capacità di comprendere il linguaggio universale del corpo, del cielo, dell’ambiente in cui viviamo. L’esistenza ci chiede di rallentare, ma anziché fermarci, anziché ascoltare, le nostre reazioni si amplificano: l’ansia, l’agitazione e la reattività sono diventate la norma, la nuova interfaccia con il mondo.
In questo caos, il criterio del potere fattivo si è dilatato fino a svalicare. La comunicazione diventa un’arma tagliente e relega la capacità di relazionarsi al prossimo evento, magari, a momenti migliori – sperando ce ne siano.
Sta di fatto che se “qui e ora” l’abbandono al degenero ha la meglio, il momento successivo per placare l’animo potrebbe non arrivare mai. Un dettaglio a parer mio da non sottovalutare.
Indecenza Comunicativa o Maleducazione?
Stiamo perdendo il senso della decenza comunicativa. Quello che un tempo veniva definito “Homo sapiens sapiens” oggi bellamente impacchettato come portavoce del vero e assoluto, si atteggia a sovrano indiscusso del proprio esiguo mondo: il regno immaginario (o un regno fantasioso che spera un giorno di possedere).
L’essere umano - a ragione o torto - sta scivolando nel ridicolo: agisce per reazione, si identifica per imitazione, possiede un cervello sovradimensionato e una capacità comunicativa pari al fine da ottenere.
Individui possessori, posseduti dai loro stessi possedimenti. Tutto si riduce a: il mio spazio, il mio lavoro, la mia famiglia, i miei hobby, la mia auto.
Dall’altra parte dell’emisfero accade il finimondo e l’individuo medio se ne mortifica con apatica indifferenza: sono questioni complesse da affrontare. L’essere umano, indaffarato nel difendere il proprio territorio, perde la visione dell’insieme: l’io si identifica con il collettivo ma solo dove conviene. Per il resto il giudizio resta rivolto a chi commette l’errore: alla malagestione, al malgoverno, alla società.
Quelle stesse persone, il noi nel nostro piccolo spazio, non fanno altro che replicare i medesimi atteggiamenti – ripugnanti negli altri – ma assolutamente normali e ordinari in sé stessi.