Indecenza Comunicativa o Maleducazione?
Stiamo perdendo il senso della decenza comunicativa. Quello che un tempo veniva definito “Homo sapiens sapiens” oggi bellamente impacchettato come portavoce del vero e assoluto, si atteggia a sovrano indiscusso del proprio esiguo mondo: un regno fantasioso che spera un giorno di possedere.
L’essere umano - a ragione o torto - sta scivolando nel ridicolo: agisce per reazione, si identifica per imitazione, possiede un cervello sovradimensionato e una capacità comunicativa pari al fine da ottenere.
Individui possessori, posseduti dai loro stessi possedimenti. Tutto si riduce a: il mio spazio, il mio lavoro, la mia famiglia, i miei hobby, la mia auto.
Dall’altra parte dell’emisfero accade il finimondo e l’individuo medio se ne mortifica con apatica indifferenza: sono questioni complesse da affrontare. L’essere umano, indaffarato nel difendere il proprio territorio, perde la visione dell’insieme: l’io si identifica con il collettivo ma solo dove conviene. Per il resto il giudizio resta rivolto a chi commette l’errore: alla malagestione, al malgoverno, alla società.
Quelle stesse persone, il noi nel nostro piccolo spazio, non fanno altro che replicare i medesimi atteggiamenti – ripugnanti negli altri – ma assolutamente normali e ordinari in sé stessi.
Alfabetismo Mediatico o Show
Vi faccio un esempio: quante volte avete sentito in questi giorni le varie polemiche inerenti a una recente intervista fatta dalla giornalista Lilli Gruber al membro del Parlamento, nonché generale italiano, Roberto Vannacci.
Il punto critico dell’intervista? È stata fatta circolare come caramelle gommose in una scuola d’infanzia: i social. Il bacino affamato dello scroll aggancia e crea una verità. Una realtà, un nuovo filone di qualunquismo generalista senza nemmeno porsi il dubbio se la notizia abbia in sé un che di vero o solo puro sensazionalismo.
L’importante è che faccia discutere, che i toni siano “aggressivi” e che i meno puritani ci vedano un “sesso contro sesso”.
Non entro nel contenuto e nemmeno in una presa di posizione, voglio solo evidenziare quanto quell’intervista abbia suscitato così tanto interesse per il semplice modo in cui si sono svolte le dinamiche comunicative: a domanda, provocazione e attacco. Ad attacco, risposta e contrattacco.
Non serve pensare che dall’altra parte ci fossero personaggi di un certo calibro. Riempire le nostre teste di frasi scioccanti e dall’alto contenuto testosteronico (di entrambi i protagonisti) mostra quanto la nostra attenzione sia scimmiottata da un incantesimo giornalistico più che dal contenuto. Lo scopo? Impedirci di ragionare con la nostra testa e capire se l’intervista abbia un senso oppure no.
Professioni vs Professionisti
Siamo invasi da “titoli e attestati” appesi nelle stanze degli studi più affermati. Sono lì a dirci quanto quelle cornici siano meritevoli di fiducia e rispetto.
La mia attenzione va ai professionisti e alle professioni capaci di smembrare la competenza dal valore: un tempo la sfida era quella di meritare la vetta più alta o di soccombere nel sotterraneo dell’ordinarietà.
In passato erano definiti “luminari” coloro che godevano di grande fama ed estrema preparazione, la cui conoscenza era così vasta da “illuminare” il proprio campo di studio ed emergere rispetto a tutti gli altri. Oggi c’è da farsi il segno della croce per trovare un “professionista” capace di svolgere la propria attività con abilità e dialogare umanamente senza profusi intellettualismi e scoraggiamenti a rischio declassamento dello sfortunato interlocutore.
Professionisti un tempo facilmente distinguibili nel loro settore di appartenenza, oggi voraci macchine da guerre economiche: un mattatoio di clienti non certo sorridenti nel richiederne l’operato, ma fiduciosi nelle capacità fattive e intellettuali del professionista scelto tra un consiglio, una recensione o una prenotazione del tutto fortuita.
La categoria medica è una delle più emblematiche. Una volta il medico era l’intoccabile: sapeva tutto di tutti e il suo sapere era nelle mani di Dio. Da lui dipende la vita o la morte.
Forse oggi se trovate un medico, un legale, un consulente o qualsivoglia specialista che svolga ancora con passione e onore la propria missione beh, meglio tenerselo stretto: la scarsità avanza così come la noncuranza, l’arroganza e la strafottenza (mia nonna diceva sempre: “Le parole che finiscono con -za sono sempre brutte parole”).
Poi ci sono quelli bravi. Quelli bravi davvero. Quelli che se hai un problema gli fai un WhatsApp e si prodigano per risponderti in modo solerte e professionale. Sono quelli che quando si tratta di salute ti fanno venire voglia di non avere nulla di grave pur di non dispiacerli.
Missione Impossibile: i Grovigli Burocratici
Oggi, se vuoi prenotare una consulenza o un accertamento devi far parte dell’ufficio del Pentagono: devi conoscere tutti i codici d’ingresso, i codici rossi, le password di sicurezza, il codice identificativo e il sempre più lodato accesso con SPID.
Se sei tra i fortunati, potresti addirittura riuscire a fissare un appuntamento prima di aver dimenticato il motivo per cui stai prenotando una visita specialistica.
Una volta arrivato all’appuntamento ti guardano con aria annoiata e, in un paio di minuti, ti mandano dal collega esperto nel trattare la problematica “non chiara” in questione. E se la problematica per la quale siamo dal medico non è chiara, non lo sarà nemmeno la deviazione all’esperto di riferimento.
Dopo aver superato i livelli più difficili ed essere arrivati con una sola vita al quinto e ultimo step per vincere i punti premio, si ricomincia l’angosciosa procedura non esente da ostacoli e maltrattamenti sociali.
Ho un vago ricordo che negli anni ‘90 l’Italia era solita sbeffeggiare la sanità americana: bah, io mi tacerei.
La Procedura del Sistema
Un’impalcatura impeccabile, composta da comunicazione ipnotica, media fuorvianti, ossessione per il possesso e dedali procedurali: ecco la distrazione ideale per il genere umano.
Un meccanismo capace di trascinare l’individuo fuori da sé stesso, dislocandolo dal diritto di presenza e surclassandolo come un eunuco ignorante.
A ognuno il suo lavoro, certo. L’approccio richiesto resta distante dalla divulgazione New Age proprio perché non offre consolazioni immediate, ma i fatti sono questi: una pretesa di superiorità morale e una capacità professionale facilmente sostituibile oggi con un consulto digitale sul primo motore di ricerca.
Il recinto algoritmico in cui ci siamo infilati appare sempre più simile a quelle strettoie da allevamento che direzionano gli animali alle proprie mangiatoie.
La vocazione ha lasciato lo spazio a un protocollo sterile. Il volto a un numero.
La burocratizzazione esasperata e la monetizzazione della fiducia non sono solo fastidi logistici, ma barriere valoriali che schiacciano la vitalità di qualsiasi individuo.
La scarsità di professionisti capaci di dialogare, di operare con saggezza e umiltà, di comunicare con educazione e chiarezza diventa la conseguenza diretta di una società che oggi premia la quantità a scapito delle necessità dell’essere: la pace, la calma, l’educazione, l’esistere.
Un Esercito di Formiche e la Spirale della Morte
Per dimostrare che una persona vale quanto un’altra, al di là dei ruoli sociali, il monito ai professionisti ricalca il fallimento di un titolo di fronte ai requisiti dei valori umani. La cornice al muro crolla davanti alla necessità di un confronto reale.
Ma la verità è altrettanto valida nell’ambito di un qualsiasi ente e gruppo di appartenenza: dalla chat del condominio al gruppo dei rappresentanti di classe. La comunicazione, così come il rispetto, non sono opzionali.
Scegliere la modalità comunicativa vale tanto quanto la persuasione necessaria a ottenere l’obiettivo dichiarato. Se l’intento a cui puntiamo è “Al mio via scatenate l’inferno”, la comunicazione sarà altrettanto significativa ed esaustiva.
La domanda da porci è: siamo esseri umani o siamo diventati un esercito di formiche?
La formica non ha una coscienza individuale; l’identità del “singolo” è annullata a favore dell’automatismo collettivo.
Le formiche si muovono per meccanismi biochimici ciechi. Esiste persino un fenomeno chiamato “spirale della morte”, in cui un gruppo di formiche inizia a seguire se stesso in un cerchio perfetto, marciando all’infinito fino alla morte per sfinimento.
Dalla Perdita d’Identità alla Mancanza di Presenza
Gli esseri umani sono creature straordinarie, ma crudeli. La coscienza dovrebbe essere preservata attraverso la capacità di sapere ciò a cui si sta pensando per essere ancora in grado di riflettere sull’origine del pensiero stesso.
Agiamo, decidiamo, comunichiamo. Ma quanto di tutto questo è frutto di una consapevolezza o di un automatismo comportamentale se nemmeno ci poniamo il dubbio.
Meglio restare vigili e, di tanto in tanto, farsi una domanda: “Siamo gli artefici dei nostri pensieri o facciamo parte di un esercito di formiche destinate a implodere nel pensiero di qualcun altro?”