Rallentare per Esistere: la Meditazione come Cura al Malessere Moderno
Non ci sono parole ottimistiche per descrivere il momento attuale. Se da una parte il grande caldo ci toglie il respiro, dall’altra il nervosismo, la confusione e l’insofferenza rischiano di scoppiare come bombe atomiche da un momento all’altro.
Ho più volte espresso il mio disappunto sulla nostra esasperata civilizzazione in cui l’essere umano agisce per priorità sistemiche anziché per semplice intuizione empatica. Rispondiamo per reazione, aggrediamo per imporre. Ci disperiamo quando ci sentiamo diversi, quando ci confrontiamo con le vite degli altri – pur non sapendo nulla di loro.
Il risveglio ha lo stesso sapore di un ingresso al patibolo. Eppure il Fruscio delle stelle del mattino parla chiaro: qualcosa in noi è da rivedere. Per non risultare ripetitiva vi lascio il link per approfondire le domande del Guardiano: https://ladebby.it/blog/il-codice-dellanima-il-vuoto-il-fruscio-e-il-senso-della-vita
In questo scritto voglio condividere con voi uno strumento spesso sottovalutato o frainteso. Nessuno può negare che in questi giorni il sistema nervoso sia fortemente sollecitato. Si fatica a mantenere la tranquillità interiore. Si fatica a rallentare i pensieri e a non identificarsi nelle emozioni a essi associate.
Oltre il Caos: l’Arte di Surfare sulle Onde dell’Anima
Stiamo roteando come criceti impazziti e irrequieti, in un circolo vizioso di malessere: l’unica cosa che madre natura ci sta chiedendo è di rallentare, di fermarci, di riconnettere la presenza al significato del nostro esistere, ma ogni giorno ci scontriamo con imprevisti, disagi, drammi, problematiche da risolvere. E noi ne restiamo travolti e abbattuti. Ci prendiamo un’ondata in faccia e non ne comprendiamo neppure il motivo.
Potremmo uscirne con la solita frase “la vita fa schifo” ma non è credibile che Dio ci abbia donato qualcosa di tanto orrendo per semplice capriccio divino. La riflessione da farsi piuttosto dovrebbe essere: cosa ne abbiamo fatto di un tale privilegio?
Non è scontato togliere valore all’ovvietà: ma è pur vero che l’esistenza non è poi così ovvia.
Mi auguro possa essere utile almeno per alcuni di voi comprendere nei prossimi mesi l’importanza di inserire all'interno della routine quotidiana momenti di totale raccoglimento interiore. Pratiche di presenza da inserire come prassi procedurale.
Togliendo tempo ad altro, certo, ma la vita non è statica. La fluidità degli eventi ci mostra come, per surfare sulle onde, sia necessario imparare a mantenere l’equilibrio.
Dammi Solo Tre Secondi
(Tratto da “Io Nel Dubbio Vado”)
Avete mai notato quella sensazione che precede la partenza per una vacanza? Chiudete gli occhi per un attimo e cercate di riviverla. È un istante sospeso. Un momento in cui lasciamo andare qualcosa per diventare altro.
Quando viaggiamo sembra che i nostri occhi tornino a funzionare. I sensi si riattivano. Il respiro torna a essere libero, spontaneo, rilassato. I suoni si amplificano come se riacquistassimo l’udito dopo giorni. Settimane. Mesi di rumore unisono.
Tutto prende il posto di una mente che, fino a quel momento, ha monopolizzato ogni pensiero. La percezione è quella di trovarci in un corpo tutto nuovo anche se – a conti fatti – non abbiamo fatto nulla. Se non una valigia, preso un mezzo e cambiato la modalità di percezione del futuro attraverso il nostro presente.
Le ore che ci aspettano diventano a un tratto leggere. Un senso di ottimismo ci pervade il petto, sicuri che, da quel momento in poi, sarà tutto magnifico.
L’attenzione si acuisce. Le emozioni diventano suggestive. La serenità arriva come un’ondata rigenerante. Tutto il passato, il presente e il futuro parallelo smettono di esistere.
Noi siamo lì: con il sorriso stampato sul viso. Con la nostra valigia in mano, i piedi ben piantati per terra e la testa tra le nuvole. Tutto diventa nuovo. Lucido. Luminoso. Cibo, colori e musica prendono un aspetto tutto loro in totale esaltazione. Ne cogliamo ogni sfumatura emozionale. Tutto si intensifica.
Viaggiare è il modo più bello di tornare in contatto con la realtà. Non quella che vediamo ogni giorno, che ci plasma e ci convince di idee che, in fondo in fondo, il più delle volte, non hanno niente a che fare con l’individualità che ci caratterizza.
No. Viaggiare ci fa tornare autentici, vivi. Presenti.
Sì, viaggiare, cantava Lucio Battisti negli anni Settanta. Viaggiare però non è sempre solo prendere una valigia e spostarsi fisicamente da un luogo all’altro. Viaggiare è anche fluttuare tra una dimensione e l’altra. Tra la ragione e l’anima. E la meditazione può diventare il nostro mezzo.
Prepararsi al Viaggio Interiore
Ho sempre pensato che il momento migliore per meditare fosse nelle situazioni peggiori. Sei stanca, nervosa, ansiosa, arrabbiata. Isterica con tutto il mondo. Cosa c’è di meglio di una consapevole e rigenerante meditazione per alleggerire cuore e testa?
In realtà il momento migliore per iniziare a meditare, a dispetto di quanto si possa pensare, è quello più tranquillo della nostra giornata. Tentare di mantenere la calma e restare tranquilli nelle ore più stressanti, soprattutto all’inizio, non farà altro che aumentare il nostro nervosismo.
Prima di ogni sessione, mi fermo un attimo e mi chiedo: “Debby, cosa hai bisogno di sapere oggi?” E poi lascio andare. La risposta non arriva dalla mente. Non è una voce e nemmeno un pensiero. Viene dritta da dentro. È una verità che emerge dal silenzio. Una comprensione che non passa dal ragionamento, ma dal sentire. Da un io ancestrale che, se ascoltato, ha tutte le risposte. E qui la meditazione diventa rivelazione. Un’esperienza diretta di chi siamo al di là delle credenze, delle ansie, delle maschere che indossiamo.
Nel culmine della disidentificazione, quando la mente si dissolve, c’è solo questo: un’assenza totale di emozioni. Non come un vuoto, ma come una pienezza assoluta. Ogni cosa perde la sua forma, i contorni smettono di esistere, nulla è più tangibile ma solo parte di qualcosa che in realtà non esiste. Un istante in cui non manca nulla, perché tutto è già ciò che è. Un momento in cui essere è l’unica cosa che conta.
Essere: Riscoprirsi nel Momento Presente
Con la meditazione si attraversa la porta della dissoluzione. Si comincia a percepire qualcosa che va oltre. Si impara a comprendere cosa significa essere davvero tutto e niente. Zittire le voci. Sentirsi parte di un’energia universale in completa connessione con ogni singolo atomo che appartiene alla magia di questa vita.
La mente si disperde. Il corpo galleggia. L’identità si attenua fino a sparire. Ciò che resta è la sola vibrazione dell’esistenza. Qui e ora.
Meditare significa entrare in contatto con un potere superiore divino. Un Sé cosmico senza limiti.
E lì ti lasci andare. In questa esperienza elevata e fluttuante.
La pratica
Non c’è un limite di tempo. Potete meditare per dieci minuti o per ore. Concedetevi lo spazio necessario per familiarizzare con il silenzio e trasformare il viaggio in un rituale intimo.
Le prime meditazioni sono importanti per capire quali sono i mezzi più efficaci per voi per staccare dal mondo e volare in altre dimensioni.
Scegliete sempre un luogo della casa appartato e tranquillo. Allontanatevi da ogni forma di disturbo o interruzione: lo spazio deve essere sicuro e infondere calore, pace e serenità. Potete creare un piccolo altare in camera: una candela, gli oggetti che vi legano a situazioni piacevoli, magari un ricordo dei vostri viaggi più emozionanti.
Io, ad esempio, amo una particolare zona della sala ma, se il clima lo permette, anche una poltrona in terrazzo, nel tardo pomeriggio, quando la luce si fa più tenue.
Per le mie meditazioni l’approccio è semplice. Seduta con la schiena dritta, mantengo una posizione comoda ma con una certa tensione addominale. La respirazione, tranquilla e leggera. Eseguo solo qualche respiro profondo per espirare tutte le tensioni.
Occhi chiusi e auricolari per isolarmi dall’esterno. Dopo pochi istanti entro in uno stato di coscienza in cui il cuore inizia ad aprirsi, ad ammorbidirsi, quasi a sciogliersi.
Per scivolare nella quiete profonda, mi aiuto provando emozioni elevate verso me stessa e verso la vita: amore incondizionato, gratitudine, accettazione totale dell’esistenza come pura energia. Senza giudizio. Solo io e la mia essenza.
Con gli occhi chiusi il respiro si allinea a un ritmo più calmo. Più ampio. La musica non è più un suono esterno. La musica mi attraversa. Non la ascolto con le orecchie: la sento con tutto il corpo.
Il tempo smette di esistere.
Non c’è bisogno di forzare nulla. Non c’è bisogno di pensare a nulla.
Mi lascio scivolare nel vuoto.
Nel silenzio interiore, il respiro è dove deve essere e la mente è in equilibrio. Lascio andare il controllo.
Un flusso di luce e di energia inizia a comunicare dentro di me. Cuore e cervello entrano in coerenza. Lentamente tutto intorno si allontana, fino a spegnersi. Dolcemente scivolo in un’altra dimensione e la sensazione è quella di una profonda e inebriante leggerezza.
È qui che inizia l’esistere. Ma non nel modo in cui siamo abituati a percepire la vita. Qui il tempo diventa eterno. Lo spazio, infinito. E io sono proprio lì. In un immenso, eterno, immobile momento presente.
Resto lì. Sospesa nella quiete.
“Adesso, nel presente, i problemi non esistono perché scopriamo che siamo perfetti e integri.”
– Eckhart Tolle –
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