Il Paradosso dello Scimpanzé: il Diavolo è nei Dettagli
Siamo davvero esseri umani ragionevoli? O questa è la versione ufficiale che ci raccontiamo? A volte basta una critica velata, un messaggio senza risposta, un fallimento relazionale o una partita persa e il cervello smette di funzionare. Reagiamo con disappunto. La rabbia prende il sopravvento. I nervi saltano.
Insomma, a volte perdiamo davvero la testa. E al minimo errore la mente si trasforma nel nostro peggior nemico.
Una mente coerente, fredda e calcolatrice è da sempre funzionale nel fornirci ogni tipo di risposta logica. Eppure – e spesso sul più bello – si disconnette. Siamo nel centro di un conflitto interiore: una parte di noi è sicura di come deve agire, l’altra ci ricorda l’atteggiamento migliore e la terza agisce impulsivamente ignorando qualsiasi ripercussione. Restiamo disorientati di fronte all’incapacità di affrontare un evento percepito come stressante.
Il conflitto nasce dal momento in cui i tre sistemi operativi del nostro cervello hanno tempi e obiettivi diversi. Lo scopo quindi è quello di orchestrarli in modo da ottenere il meglio da ognuna delle loro funzionalità ed evitare di farsi trascinare dalle scimmie impazzite che saltellano nel nostro cervello.
Indecenza Comunicativa o Maleducazione?
Stiamo perdendo il senso della decenza comunicativa. Quello che un tempo veniva definito “Homo sapiens sapiens” oggi bellamente impacchettato come portavoce del vero e assoluto, si atteggia a sovrano indiscusso del proprio esiguo mondo: il regno immaginario (o un regno fantasioso che spera un giorno di possedere).
L’essere umano - a ragione o torto - sta scivolando nel ridicolo: agisce per reazione, si identifica per imitazione, possiede un cervello sovradimensionato e una capacità comunicativa pari al fine da ottenere.
Individui possessori, posseduti dai loro stessi possedimenti. Tutto si riduce a: il mio spazio, il mio lavoro, la mia famiglia, i miei hobby, la mia auto.
Dall’altra parte dell’emisfero accade il finimondo e l’individuo medio se ne mortifica con apatica indifferenza: sono questioni complesse da affrontare. L’essere umano, indaffarato nel difendere il proprio territorio, perde la visione dell’insieme: l’io si identifica con il collettivo ma solo dove conviene. Per il resto il giudizio resta rivolto a chi commette l’errore: alla malagestione, al malgoverno, alla società.
Quelle stesse persone, il noi nel nostro piccolo spazio, non fanno altro che replicare i medesimi atteggiamenti – ripugnanti negli altri – ma assolutamente normali e ordinari in sé stessi.