Io Cinquantenne, lui Trentenne: il Toy Boy in cerca di Parole
Relazioni e Intimità Deborah Ravara Relazioni e Intimità Deborah Ravara

Io Cinquantenne, lui Trentenne: il Toy Boy in cerca di Parole

Un uomo entra in una relazione per amore. La donna per una questione di affari. Un adagio intramontabile che ricalca con ironia una realtà mai così tanto concreta.

Una serata diversa, un’uscita non programmata e ti trovi ad osservare uno scenario alquanto curioso. La separazione di genere: l’età della non età.

Tutti noi ricordiamo l’adolescenza e i primi anni della maturità. Frotte di ragazzi e ragazze con atteggiamenti perlopiù simili pronti a sostenersi, appoggiarsi e divertirsi. Null’altro. Difficilmente ricorderemo gruppi esclusivamente monogenere. Al di là dell’amico e dell’amica del cuore con i quali  scambiavamo le confidenze più intime, per il resto si faceva gruppo. Era normale così.

Le prime cottarelle tra coetanei nascevano sui banchi di scuola o con il vicino di casa. Al massimo con l’incontro estivo durante una vacanza. Si usciva dai confini proporzionalmente alla destinazione della scuola o dei programmi familiari. Erano rari – seppur possibili – i casi in cui i coetanei scegliessero di frequentare persone con un’età molto diversa dalla loro. 

La tendenza restava quella del branco: maschi e femmine della stessa età si riunivano per svagarsi e innamorarsi.

La differenziazione di sesso e status non sfiorava minimamente la posizione sociale o del conto in banca della famiglia d’origine. Quello era un semplice stato di fatto: esisteva la famiglia di imprenditori e così quella degli operai. Il ceto sociale non influenzava né il gruppo né la scelta delle amicizie, quanto meno neppure la scelta dell’amore. Difficile da dirsi: ma eravamo solo ragazzi e ragazze della stessa età che interagivano alla pari.

Vero è che le maldicenze hanno sempre espresso un certo appeal per la donna in cerca di sicurezza economica. Ma da piccola diceria sembra essere diventata una clausola fondamentale.

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Il Sesso: la Sacra Via dell’Illuminazione

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Si può fare sesso senza amore e si può amare senza sesso. La letteratura è sempre stata chiara: per esistere, per essere sublimi, per toccare le vette dell’erotismo, sesso e amore devono necessariamente fluire in un’unica dimensione. E forse è proprio questa la grande infelicità dell’uomo. Nasce come essere divino, illimitato e creativo, ma quello che gli viene insegnato non corrisponde all’anima che sussurra nel silenzio. 

Oggi parlare di sessualità 2.0 ci illude che il sesso vada praticato in modo giocoso, libero, provocatorio. Fare sesso liberamente è diventata una forma espressiva di ribellione emancipata. Di disubbidienza a una forma di tabù imposta sin dalla nascita. Ma l’essere umano è pur sempre un simpatico burlone, e pur di raccontarsela si inganna con ogni forma di compensazione. Ovvio è che il grado di presa di coscienza interiore suddivide chi ha una comprensione sottile di quel che accade nel profondo, e chi è semplicemente un gelido pezzo di carne capace di automatismo e null’altro.

Perchè se è vero quanto in molti affermino che il sesso fatto per gioco sia parte di una vita gloriosa, forse sono proprio coloro che oltre a quell’istante di idillio non riescono ad andare. La scelta compete solo a quanti la sostengono.

Nei secoli la sessualità è stata ridotta a puro strumento di procreazione e disinibizione, ma in realtà contiene in sé la chiave verso la dissoluzione dell’ego. Nelle dottrine esoteriche l’incontro tra mente e corpo non è una semplice unione tra due persone, bensì l’unica vera porta verso uno stato di profonda pace interiore. 

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L’Eclissi della Mascolinità: Stereotipi e Cultura
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La linea di demarcazione è sottile tra il credere che il sesso maschile sia un insensato scherzo della natura, un ignaro mezzo di diffusione della specie privo di anima, e l’idea che gli uomini possiedano un mondo emotivo fatto di sensibilità, difficoltà e retaggi inconsci, spesso mascherati da scempiaggine per pura incapacità di elaborazione. 

Oggi l’uomo è spesso definito un “povero imbecille”, provvisto di un paio di neuroni solitari che, in cortocircuito, ordinano una birra in attesa di un intervento tecnico dal supervisore di turno. Noi donne siamo solite rassegnarci scherzosamente a una conclusione lapidaria: “Vabbè, sono uomini. A certe cose proprio non ci arrivano.” 

Eppure, volenti o nolenti, questi uomini fanno parte delle nostre storie e delle nostre relazioni. Ma dietro una facciata di superficialità, la complessità maschile è sempre stata sottovalutata da una società che lo ha relegato a un “jolly”: utile, ma non fondamentale.

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Il Vino, il Silenzio e l’Amore: Prepararsi a Ricordare
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Il Vino, il Silenzio e l’Amore: Prepararsi a Ricordare

C’era un detto, un tempo, che suonava pressappoco così: “Diffida di chi non beve: dichiara di aver molto da nascondere”. Lungi da me l’intenzione di difendere l’alcolismo o di sproloquiare in favore di pratiche dissolute.

È però innegabile che, là dove un buon bicchiere di vino viene rifiutato senza motivo apparente, le possibilità di conversazione si fanno d’un tratto più complesse e, per certi versi, meno interessanti.

Non si parla qui di un semplice beverage o di un cocktail alla moda, bensì di quel nettare divino che i grandi spiriti del passato – da Socrate a Platone ai filosofi nordici, di cui Søren Kierkegaard e Arthur Schopenhauer – solevano invocare come compagno ideale per discorsi elevati.

Di questo, dunque, intendo ragionare: della vita degli dèi e di quanto sia necessaria una dose sufficiente di buon vino per affrontare con serietà temi come l’amore e altre realtà altrettanto verosimili.

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