PNL: mi Vedi, mi Senti, mi Tocchi
La relazione è un complesso intreccio di dinamiche comportamentali che spesso riduciamo a semplici tratti caratteriali. In realtà, dietro a ogni nostra frase, sguardo o movenza si nasconde un labirinto fatto di linguaggi, traduzioni e fraintendimenti.
Entrare in relazione con l’altro non è solo questione di lessico. Di amore. Di onestà. O di intelligenza. Ma di codici: codici sensoriali. Dove un semplice movimento può essere per alcuni indifferente, per altri una rivelazione certa. Un tono di voce non gradito può innescare una discussione senza fine. E un’innocua espressione del viso può scatenare nell’altro una mancanza di stima.
La comunicazione non dipende solo da un sentimento reciproco o da una buona capacità di ascolto, ma dal modo in cui manifestiamo le nostre vere emozioni. Dal grado di centratura. E dalla consapevolezza di quello che vogliamo ottenere da noi stessi e dagli altri.
Quando le Parole non Bastano
Mi ha sempre affascinato osservare cosa si nasconde dietro ai comportamenti che teniamo di fronte al nostro interlocutore. Le ragioni per cui rispondiamo in un certo modo. Le parole che usiamo. Il nostro stesso atteggiarci. All’interno di un solo linguaggio possiamo trovare un groviglio di aspetti e riconoscerli.
Quante volte ci troviamo a parlare con un partner, un figlio, un genitore e pur parlando delle stesse identiche cose non riusciamo a capirci? Quasi fossimo separati da una porta invisibile che ne impedisce la comprensione.
Pensate a quante discussioni inutili facciamo quotidianamente solo perché ci troviamo a dire le stesse cose della controparte ma in modi diversi.
Non si tratta di disamore, né di incomprensione reale e nemmeno di ignoranza: è solo un disallineamento tra modalità relazionali.
Ecco dove comincia la PNL: nella vita di tutti i giorni. In mezzo alla gente, tra le mura di casa, in ufficio, con il partner. Nel momento in cui ti rendi conto che tu e gli altri parlate lingue diverse. E che solo se impari a tradurle puoi cambiare molte cose.
Secondo la PNL – la Programmazione Neuro-Linguistica – io appartengo alla categoria visivo-auditiva. Ciò significa che, una come me, il mondo lo percepisce attraverso gli occhi e l’udito. Quando incontro una persona le dico: “Ti vedo bene”. Mi perdo in dettagli estetici che per altri sono trascurabili, e un’espressione ambigua nel volto del mio interlocutore mi dice tutto anche se non ha aperto bocca.
Avere una percezione visiva del mondo significa decodificare la realtà attraverso le immagini, cogliere l’espressione dell’altro, filtrarla e interpretarla. Non sempre per quello che significa veramente, ma per ciò che pensiamo osservandola. Immaginate i malintesi…
Proviamo a Capirci Meglio (magari interessa anche a voi capire come capite)
La Programmazione Neuro-Linguistica, più che una disciplina, è una lente. Nata nei primi anni ‘70 in California dalla collaborazione di Richard Bandler e John Grinder, la PNL studia il modo in cui pensieri, parole e comportamenti si intrecciano per costruire la nostra percezione della realtà. Uno strumento per riconoscere e, se vogliamo, modificare il modo in cui viviamo e comunichiamo.
Ognuno di noi crea dentro di sé una rappresentazione interna della realtà. Una sorta di “film” mentale di ogni esperienza in base a ciò che vede, sente e prova. Nel corso della giornata queste continue rappresentazioni sensoriali riescono a plasmare lo stato d’animo a seconda di come è strutturata la nostra interpretazione dell’esterno.
Di fronte a uno stesso evento, ad esempio, una persona con attrazione visiva verrà colpita soprattutto dai dettagli di quello che sta osservando, mentre una più auditiva darà molto peso alle parole, ai suoni e ai rumori di fondo. Una personalità cinestesica percepirà con maggiore intensità le emozioni o le sensazioni fisiche.
Comprendere queste differenze può essere molto utile non solo in ambito relazionale, ma in ogni tipo di legame in cui si voglia ottenere un ambiente sereno e propositivo. Inutile incaponirsi pensando di dover imporre il proprio pensiero, così come è impensabile scendere a compromessi per ogni tipo di discussione. Ognuno di noi ha una propria personalità e pretendere di prevaricare o persuadere chi abbiamo di fronte per semplice supremazia è, nel tempo, un fallimento a prescindere.
Che Tipo Sei?
Esistono tre tipologie principali di canali percettivi: il visivo, l’uditivo (o più comunemente auditivo, da cui l’acronimo tecnico VAK) e il cinestesico.
Visivo. Se siete persone visive, pensate per immagini. Ricordate i volti più che i nomi. Vi capita di dire: “Vedo chiaro il problema” o “Vedo che sei impegnato”. Osservate molto cosa accade intorno a voi e non vi sfugge alcun dettaglio visivo. Create delle vere e proprie realtà solo in base a ciò che scrutate.
I vostri ragionamenti sono immagini che scorrono nella mente come dei piccoli post-it. L’ascolto ha bisogno di un appoggio visivo, altrimenti la mente vaga: una slide, un gesto, un’immagine. Siete persone che per capire e imparare hanno la necessità di vedere l’azione in movimento. Il vostro cervello funziona come un cinema interiore: ogni esperienza dà il via al vostro ciak mentale. Come se visualizzaste di continuo le scene di un film.
La concentrazione è intensa, ma fragile: basta che qualcosa non si agganci a un’immagine e la distrazione è dietro l’angolo.
Auditivo. Se siete auditivi, il suono e il ritmo delle parole sono fondamentali. Vi capita di dire: “Non mi suona bene” o “Quel tono mi ha colpito”. Siete persone a cui i gesti non bastano: devono essere accompagnati sempre dalle parole per fissarne la comprensione e l’intensità. Date molta importanza al tono e al volume della voce. Ai timbri striduli o pacati.
Chi predilige il canale uditivo ha bisogno di ascoltare le informazioni per comprenderle e impararle. Siete persone che amano dialogare e spesso ricordate in modo dettagliato le parole di conversazioni passate o di canzoni che avete ascoltato anche solo di sfuggita.
Cinestesico. Se siete cinestesici, percepite il mondo attraverso le sensazioni fisiche ed emotive. Vi esprimete con frasi tipo: “Questa situazione mi pesa” o “Sento che è la scelta giusta”. Tendenzialmente chi è cinestesico soffre molto il caldo e il freddo e apprezza più una carezza di mille parole.
Nella comunicazione interpersonale cercate spesso il contatto diretto attraverso una stretta di mano calorosa, una pacca sulla spalla o un abbraccio. Le sole parole, non accompagnate dai gesti fisici, possono lasciarvi completamente indifferenti. Secondo la PNL siete individui emotivi e socievoli che ricercano il contatto fisico e prestano molta attenzione al comfort ambientale.
Di norma la preferenza viene associata ai primi due canali: principale e secondario. Nel mio caso, visiva-auditiva. Quando sono sola mi guardo intorno. Inizio a scrutare le persone. Osservo i loro movimenti. Il ritmo dei loro gesti. Gli sguardi. Ognuno ha il suo stile. Il suo modo di fare. La sua luce. Tutto mi ipnotizza. Guardo come si atteggiano le persone. Alcune si muovono come se il mondo stesse per finire. Altre sembrano in un video rallentato. C’è chi scrolla il telefono in modo compulsivo. Vedo che per alcune la pausa caffè dura un decimo di secondo e c’è chi mastica la colazione senza nemmeno accorgersi di essere sveglio. Vedo tutto. E mentre guardo, mi guardo anch’io. Mi osservo mentre osservo.
Parole o Giudizi: Scuola e Lavoro
Ogni giorno siamo sopraffatti da dibattiti estenuanti e logoranti solo perché non riconosciamo che l’altro sta usando un canale comunicativo differente dal nostro. E non è un dettaglio marginale. Secondo alcuni studi sulla comunicazione, molte coppie potrebbero risolvere gran parte dei conflitti se solo conoscessero e applicassero alcune semplici strategie cognitive. Un contesto di comprensione non solo verso gli altri, ma anche nel dialogo tra sé e sé.
Una persona con una predominanza visiva, ad esempio, se si approccia a un nuovo incarico o deve subentrare in un ruolo impiegatizio, ha bisogno di vedere con i propri occhi l’azione che dovrà apprendere. Dovrà osservare il gesto nel suo svolgimento. Visualizzare il processo di creazione. Collegare ogni concetto a un’azione visibile. Solo dopo – o al massimo in parallelo – potrà svolgere la parte più teorica dell’apprendimento e operare autonomamente. È un funzionamento del tutto legittimo, ma spesso il soggetto viene sottovalutato o giudicato incompetente e inadeguato.
Con la PNL una persona comincia a capire che non è meno intelligente o inadatta: semplicemente ha un canale di apprendimento diverso.
Pensate a quanti bambini a scuola vengono ancora oggi gentilmente declassati ad “alunni con deficit cognitivo” solo perché hanno canali di assimilazione differenti rispetto ai loro compagni di banco. Considerati per anni fannulloni e incapaci di seguire le lezioni, forse avrebbero avuto solo bisogno di un insegnante capace di usare gli strumenti giusti: un docente brillante attivo nel riconoscere il loro canale di apprendimento. E chissà: forse oggi quegli stessi ragazzi non avrebbero paura di esporsi, di sbagliare, di mettersi in gioco. Forse oggi apprezzerebbero le loro capacità e se ne avvarrebbero per accrescere il proprio valore.
Emozioni e PNL
E sul piano emotivo? A volte diamo l’anima alla persona che amiamo – con i gesti, le attenzioni, le parole – ma per mille motivi quella stessa persona sembra non cogliere il nostro interesse. Non per insensibilità e superficialità: è solo che… non parla il nostro stesso linguaggio.
Se la persona che abbiamo davanti è auditiva e noi comunichiamo attraverso il canale visivo, il nostro esserci – fatto di dettagli, cure e presenza fisica – per lei non basterà. Per dimostrare amore a questa persona serviranno parole, suoni e dichiarazioni esplicite. Dovremo dirle costantemente: “Ti voglio bene”, e magari accompagnare queste stesse parole a un’espressione del viso rassicurante, a un mazzo di fiori, a un pensiero concreto (se è visiva) o a un tocco gentile, una carezza, un bacio o un abbraccio (se è cinestesica). Solo così quel messaggio arriverà a destinazione.
La Mappa Non è il Territorio
La mappa con cui percepiamo il mondo non è il mondo stesso, ma semplicemente la nostra personale rappresentazione. La vita è un insieme di punti di vista e di altrettanti automatismi. Ognuno ha il suo. Nessuno è più giusto o sbagliato dell’altro. Sono solo difformi. Entriamo in contatto ogni giorno prima con noi stessi e poi con il resto del mondo. È intuibile quanto la conoscenza amplifichi la visione della nostra limitata opinione.
E non si tratta solo di comunicazione. Gestire le emozioni significa anche migliorare i nostri legami e trovare alternative. Significa rispettare i bisogni nostri e di chi abbiamo vicino. La curiosità qui la fa da padrona: avvicinarsi a diverse tecniche comunicative, approcciarsi alla vita con senso, chiedersi di tanto in tanto a che punto siamo. Ed esplorare ci insegna a comprendere che il mondo è fatto di persone disomogenee e di linguaggi differenti.
Vi siete mai chiesti qual è il vostro modo di percepire il mondo? Forse da oggi inizierete a notarlo: nelle vostre parole, nei vostri pensieri, nelle vostre interazioni.
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