Decidere o Rimandare: Finché Non Scelgo Non Vivo
Più spesso di quanto si creda, l’essere umano è incapace di prendere una decisione. La paura di sbagliare, di essere deriso, di essere “punito”. Vive nel timore di non poter tornare sui propri passi. Nel dubbio di quanto la scelta sia dettata da un’illusione o, al contrario, da un lampo di sfrenato egoismo.
A volte ci troviamo fermi per un tempo infinito su una scelta, titubanti su quale decisione prendere, su quale strada percorrere. Si ha paura di lasciar andare il vecchio terrorizzati dall’idea che il nuovo non corrisponda alle aspettative. Restiamo fermi nelle fissazioni della nostra testa e nel frattempo le lancette dell’orologio scorrono senza pietà.
Arriva sempre un momento nella vita in cui abbiamo paura di fare quel passo. Quello che può cambiare tutto.
E noi siamo lì, a chiederci ancora se vale la pena rischiare oppure no. Abbiamo dei progetti, dei sogni. Delle idee che portiamo dentro da anni. Ma qualcosa ci blocca: una voce che ci implora di non farlo, un sussurro che ci dice “fallo”.
Le Dinamiche di una Scelta: Paura e Temperamento
Arriva un momento in cui tutti abbiamo la necessità di fare una scelta, di prendere una decisione, di tagliare col passato e di provare una nuova strada.
Tutti abbiamo paura, solo che alcuni la affrontano e altri ci si nascondono dietro. Esistono gli impavidi, i cuori pionieristici, quelli che nascono con un certo grado di iniziativa, coraggio e un bel po’ di spirito agonistico. Poi c’è chi ha un’anima più conservatrice, accorta, prudente. Entrambi sono validi, hanno semplicemente due modalità differenti di affrontare la vita. Entrambi forse provano paura: il primo la sfida, il secondo la osserva. Non esiste un atteggiamento giusto o sbagliato: ognuno ha il suo percorso, la sua mappa.
Come in un viaggio si pianificano percorsi nuovi per curiosità e spirito di esplorazione. Per altri, la strada vecchia è sempre la più sicura.
Ma esiste un momento nella vita in cui non c’è tempo di procrastinare: la vita è un gioco, ricordi? https://ladebby.it/blog/lavita-come-un-gioco
E arriva una fase dove hai il ruolo dell’attaccante e non puoi esimerti: devi attaccare, devi agire.
La verità è che la paura non scompare mai: la oltrepassi certo, e se ti guardi indietro scopri che era solo un muro immaginario creato dalla tua mente per ostacolarti: in realtà non esiste alcun muro e non è mai esistito. La paura è come quel muro, lo attraversi, lo superi, e succede qualcosa di incredibile quando lo fai.
Quando esci da quel perimetro che ti ha sempre tenuto fermo. Quando togli i recinti e inizi a guardare davanti a te con una visione più libera, inizi a capire chi sei davvero. Basta un solo passo per aprire gli occhi sulla tua vita.
Il rammarico forse è quello di non aver fatto prima quello che vorremmo fare ora; ma la realtà è che ogni scelta presa in passato corrispondeva alla persona che eravamo in quell’esatto momento.
Il Costo dell’Indecisione
Dietro la capacità di prendere decisioni c’è tutta la nostra vita. Quando restiamo bloccati nell’indecisione non facciamo altro che vivere in una sorta di limbo, di zona di mezzo, non meno frustrante del non fare un passo verso una scelta.
A volte passiamo una vita a non decidere e se badate bene, quello stesso tempo lo si percepisce come poco vissuto: una “non vita” dietro a una “non scelta”. Si crea una zona d’ombra sospesa tra il prendere una decisione e il non prenderla.
Non sei felice della “non scelta”, ma non sei altrettanto sicuro del risultato che otterrai nel prenderla. Tra il prendere una decisione e il non prenderla c’è la nostra vita.
Il dubbio si amplifica quando associamo alla decisione un potenziale di importanza superfluo. Nel momento in cui percepiamo l’esigenza di compiere un cambiamento dovremo semplicemente comprendere chi siamo e che personalità incarniamo in quel particolare periodo della nostra vita.
Il guaio è che perdiamo un’infinità di tempo a prevedere e a giudicare se quella stessa direzione sia corretta o folle e se sia proficua o svantaggiosa. Cambierà le cose in meglio o in peggio?
Ebbene: una scelta può considerarsi una decisione presa da te in quel preciso momento. Dipende dal vissuto, dal grado di evoluzione, dall’ambiente in cui ti trovi nell’esatto momento in cui hai preso quella direzione. Inutile paragonarla a un periodo precedente o successivo: tu non sarai mai la stessa persona che sei stata e che sei al momento del tuo libero arbitrio.
Oggi puoi voler prendere una decisione per quello che rappresenta oggi e perché rispecchia il tuo io di oggi. Se in passato hai preso delle decisioni che ti hanno portato lontano da ciò che speravi non significa fossero sbagliate: palesano che in quel punto della vita qualcosa in te ti ha spinto ad agire verso quella direzione. Ogni decisione ha la sua ragione di essere.
Lamentela e Procrastinazione
A occhio e croce passiamo più della metà della nostra vita a lamentarci. A procrastinare su mosse che vorremmo attuare ma, per un’infinita serie di scuse e sabotaggi inconsci, non abbiamo il coraggio e a volte nemmeno l'intenzione di compiere.
Restiamo piantati per anni nella stessa identica posizione, nel medesimo ruolo, nella stessa confortevole relazione. Tutto questo pur non godendo minimamente neppure di un attimo di quelle stesse situazioni. E con aria triste ci rassegniamo alla “solita vita”.
Sprechiamo la nostra vitalità a lamentarci. Ad alimentare l’insicurezza, la mancata validazione, l’appartenenza alla precarietà del momento: sprechiamo così tanta energia in divagazioni mentali che se solo facessimo concretamente un passo verso una direzione diversa, oggi avremmo già costruito uno spazio alternativo: un luogo “sicuro” creativo in cui sentirci finalmente vivi.
La fissità della mente diventa una trappola non certo solo intellettiva, ma fattiva: un mindset allineato con i propri bisogni emotivi ed esistenziali ci apre a una visione del mondo più ampia e affine al concetto stesso di felicità. L’eudaimonia come la definivano gli antichi greci, non è solo un concetto filosofico. Ci ricorda quanto la consapevolezza sia fondamentale per conoscere quali sono gli ingredienti della nostra personale felicità. Come possiamo sperare di fare scelte vantaggiose e magnificarle nel tempo se non sappiamo cosa ci rende davvero appagati?
Il Peso della Scelta
Le scelte sono nate per essere fatte con leggerezza: provate a pensare a come una scelta fatta con riluttanza e poca convinzione sia capace di farci perdere entusiasmo e passionalità all’istante, paragonabile a un sacro pugno nello stomaco (forse ci provocherebbe la stessa gioia).
L’essere vincente a dispetto di quel che si pensi, non è il più forte, ma il più flessibile. Eppure “finché non scelgo non vivo” e questo resta un dato di fatto importante.
Giusto è ricordare quanto sia importante l’etica della scelta: se non facciamo niente di moralmente ed eticamente scorretto nel compiere una decisione con leggerezza, abbiamo ogni diritto di farla.
Probabilmente il contesto culturale in cui ci troviamo non favorisce la libera espressione umana e in tutta onestà nascere già colpevoli, non aiuta tanto. Ma qui non siamo a trovare soluzioni, ma a capire quanto i limiti in realtà, non siano così reali. Ci insegnano a scendere a compromessi, ad adattarci, a non pretendere, a “restare” nelle righe. Ma se tutto questo prende il sopravvento cosa ne rimane dell’unicità di una persona, della sua libertà, della sua volontà di agire se sistematicamente si castra nei limiti e nel terrore di fallire?
Il Tempo: il Grande Maestro
Il tempo diventa qui il miglior alleato. Prendersi dei momenti di totale riflessione è indispensabile per abbassare il livello dell’emotività ed evitare che la fretta prenda il sopravvento.
In ambito decisionale, riflettere non è sempre procrastinare: ognuno ha le sue tempistiche. Alcuni agiscono con fermezza in pochi istanti, altri nascono di natura più cauti e insicuri. A ognuno spetta il suo tempo, e nessuno ha il compito di giudicare se quel tempo sia troppo o troppo poco. Solo la persona interessata con un buon parametro di introspezione, comprenderà attraverso le emozioni e lo stato d’animo, se in quel lasso di tempo la sensazione di “non vita” sia presente e incalzante.
Vivere di compromessi azzera la nostra inventiva. Nel momento in cui ci accorgiamo che non stiamo realizzando l'eudaimonia significa che ancora non abbiamo imparato a conoscere chi siamo davvero. Il che implica la necessità di rivalutare il rapporto con noi stessi.
Paradossalmente un certo grado di “non–felicità” permette all’essere umano di imparare a conoscersi meglio: una sorta di trampolino piuttosto di un fermo.
Ragione, Istinto o Intuizione?
Per funzionare il nostro cervello ha bisogno di essere stimolato. Sollecitare il cervello significa avere una prospettiva chiara degli eventi e migliorare la nostra capacità di fare scelte nella vita.
Il cervello ha a sua disposizione tre strumenti diversi per prendere una decisione. Tre modalità distinte: la ragione, l’istinto, l’intuito.
Sin dalla nascita il modello educativo è sempre stato lo stesso: per prendere decisioni mature e di senso dobbiamo evitare ogni forma di emotività e dirottarci verso un buon uso della ragione, del buon senso e della logica. A detta di molti, una scelta dettata dalla razionalità è altamente più sicura ed efficace di una scelta fatta di pancia.
Pensate a quanti di noi sono stati malamente giudicati e criticati per aver fatto scelte legate all’emotività e non alla logica dei molti. Accuse e colpevolizzazioni di dubbia sostanza trattandosi alla fine di puri e semplici punti di vista.
Lo dimostra il fatto che spesso e volentieri persone fredde e calcolatrici seppur dotate di una forte componente razionale, prendono decisioni completamente sbagliate.
Esiste poi l’istinto, che molti confondono con l’intuizione. L’istinto risponde a uno stimolo di pura sopravvivenza: è la nostra zona di comfort, il tutto certo, il ripetitivo e soprattutto la scelta che ci manterrà in vita. L’istinto è un richiamo primordiale attraverso il quale la mente ci garantisce la continuità dell’esistenza.
Fare una scelta istintuale non significa farla con il proprio sesto senso. È semplicemente una scelta ovvia per la mente.
Quando fai una scelta intuitiva, anche se ogni ragionamento preclude la direzione opposta, quella scelta risulterà vincente. Capiamoci meglio.
L’intuizione, diversamente dalle altre due modalità, è legata alla sfera emotiva e quindi è più affine alla nostra vera natura, alla nostra serenità: alla nostra eudaimonia.
Due Emisferi da Risintonizzare
Negli ultimi anni molti studi a confronto hanno appurato come il nostro cervello stia perdendo a poco a poco la capacità di utilizzare l’emisfero destro a favore di quello più razionale, l’emisfero sinistro. Le conseguenze le possiamo già vedere nel quotidiano di tutti i giorni: frenesia, iperattività, mancanza di empatia, caos emozionale. A questo va segnalata l’incapacità dell'individuo di comprendere la differenza tra una scelta fatta come preferenza funzionale e categorizzata e una scelta fatta in modo che l’efficienza soddisfi anche la piacevolezza delle conseguenze.
Diciamo che oggi il nostro cervello è più abituato a eseguire procedure che a prendere vere e proprie decisioni.
Senza addentrarci nel problema, risulta chiaro come oggi molte delle scelte che prendiamo abbiano un’alta probabilità di renderci infelici e insoddisfatti.
I Meccanismi per Passare all’Azione
Cosa possiamo fare allora per superare da una parte la paura del fallimento e dall’altra agire in modo da prendere decisioni capaci di renderci felici?
Prendersi il tempo, è la prima assoluta abitudine da inserire nella nostra vita. Concedersi qualche minuto al giorno per riflettere su noi stessi, sui nostri parametri, le nostre necessità e chiedersi di tanto in tanto se siamo felici.
A questo punto è necessario allenare il nostro cervello a ricalibrare la comunicazione tra l’informazione emotiva e quella razionale. Ed evitare il rischio di uno sbilanciamento sul piano emozionale: troppa razionalità inaridisce e troppa emotività disorienta.
Un buon esercizio è quello di sforzarsi di esprimere i propri stati d’animo liberamente e lo possiamo fare abbattendo una volta per tutte il filtro del giudizio e dei condizionamenti inconsci.
Un ottimo strumento è quello di utilizzare il corpo come mezzo per tradurre l’emozione in parola. La meditazione è uno degli strumenti più efficaci per riprendere consapevolezza del concetto di “presenza”. Lo stesso allenamento fisico, fatto in solitudine e con una certa presa di coscienza, facilita la capacità di entrare in contatto con il proprio stato emotivo e di renderlo fruibile a livello comunicativo. Imparare a parlare con le emozioni ci permette di migliorare la capacità decisionale a nostro vantaggio e non ultimo il rapporto con gli altri.
Chi ben ozia ben negozia
A questo punto è giusto tirare le conclusioni. Per fare una scelta il più possibile corrispondente alla migliore versione di noi stessi oggi, abbiamo la necessità di sapere chi siamo, quali sono i presupposti fondamentali del nostro personale grado di felicità e lo stato d’animo in cui viviamo quotidianamente.
Valuteremo quanto del tempo dedicato ai piaceri ci arricchisce e quanto invece dedichiamo costantemente solo ai doveri che riteniamo necessari per sostenere un ruolo sociale.
Forse è il caso di smettere di cercare la perfezione nel risultato. La vita accade nel momento in cui smettiamo di pensare e iniziamo a muoverci.
Considerando quanto la vita sia piuttosto breve la felicità in questo senso non è accontentarsi o pretendere ma tornare a dare valore alle cose semplici e necessarie, capaci di soddisfare e gratificare il nostro unico e personale livello di felicità.
“Te ne sei accorto, sì… che parti per scalare le montagne e poi ti fermi al primo ristorante e non ci pensi più….”
Brunori Sas