La vita come un gioco (ma alle nostre regole)
La vita è come un match. Una partita. E nello sport si gioca sempre fino in fondo. Tutti i saggi dicono che non bisogna mai commettere lo stesso errore due volte di fila. Io, nella vita, ho imparato che quell’errore lo faccio dalle quattro alle cinque volte. Così da potermi dire ogni volta: faccio sempre lo stesso errore.
Umorismo a parte, ultimamente ci sto più attenta. A volte sembra che l’universo si diverta a testare la mia resistenza, e quando esagero me lo fa capire con le cattive. È giusto così.
“Non capisci che è ora di cambiare? Te lo faccio capire io!”
Sì, lui mi parla così. E allora arrivano tutte quelle piccole grandi cose che – o in questa vita o nell’altra – abbiamo costruito.
Qui e ora, mi dico. Qui e ora, mi ripeto.
Ma senza scomodare le vite passate e future, la domanda resta sempre la stessa: chi vogliamo essere, oggi?
Affermare che la vita non sia un gioco rischia di sembrare un eccesso di pessimismo. Chi più, chi meno, avrà comunque capito che conviene viverla come se lo fosse. A pensarci bene, vivere in realtà non è poi così divertente, pessimismo a parte. Almeno non nel senso più letterale del termine.
Quando si gioca, è certo, ci si diverte di più. La vera strategia però rimane la stessa: giocare e non prendersi mai troppo sul serio. Possiamo scegliere di farlo in molti momenti della nostra esistenza e scoprire che il mondo gira anche senza di noi. Ogni evento, ostacolo o successo può essere visto esattamente come un set dentro una partita più grande. Se impariamo ad accettare gli eventi, possiamo ricordarci che si tratta solo di una fase. Un turno. Qualcosa che, intanto, passerà.
Dopo ogni set abbiamo la possibilità di vincere la partita, perdere oppure di riprovarci la prossima volta. Ogni match comunque è destinato a finire e quello che oggi sembra vitale, domani sarà già superato da una nuova sfida.
Allenarsi al gioco della vita
La chiave sta proprio qui: vivere sapendo che tutto è passeggero, come in un gioco, e comprendere che la fine del mondo non dipende sempre da noi. Ogni difficoltà è solo un’occasione per crescere e migliorare. E prepararci al prossimo round.
Non possiamo controllare le regole del gioco, ma possiamo decidere come allenarci e con che spirito affrontarlo. Di fronte alle sfide non si tratta solo di arrivare con una preparazione fisica, ma anche con la giusta centratura, capaci di reagire con equilibrio e concentrazione. Ogni scelta che facciamo oggi – per la salute, la serenità, la nostra identità – ci aiuterà a vivere con maggiore leggerezza ogni momento, ogni round. Anche il più difficile. E non parlo solo di sport o di lavoro, ma di tutto quello che riguarda noi, il corpo e i suoi passaggi.
Come in ogni gioco che si rispetti, serve allenamento. Quello fatto di fatica e sudore, ma anche quello più silenzioso, mentale, quotidiano. Quello che ci prepara ai cambi di stagione, ai nuovi livelli, alle sfide che non avevamo previsto nel regolamento. E se la vita ha un senso dell’umorismo tutto suo, noi siamo capaci di stare al suo gioco, ma alle nostre regole.
Obiettivo: uscire dal ruolo
Il vero grande gioco è quello di uscire dal ruolo del giocatore che ci siamo imposti, e ricordarci chi siamo davvero. Ogni partita ci assegna una veste diversa: a volte l’allenatore, a volte la riserva, altre la guida assoluta. Il punto è non restare intrappolati nel personaggio. Quando il gioco finisce, quello che conta non è la parte che abbiamo interpretato, ma chi eravamo mentre giocavamo. È dire a noi stessi: IO SONO.
Io sono Deborah. Io sono Marco. Io sono Paola. IO SONO.
Provate a ripetere in loop queste parole. Riuscite a sentirne la potenza? Proprio lì, al centro del cuore. Sentite come dentro di voi si amplifica un’energia nuova, esplosiva, vostra. Un’energia che vi proietta verso voi stessi e non più verso le immagini e le aspettative che vi circondano.
IO SONO non è un’etichetta. Non significa identificarsi in una funzione. Non intende ridurre l'essere umano a un angusto "io sono un genitore", "un coniuge", "un medico", "un lavoratore". No. IO SONO non è imbalsamarsi in una definizione, ma riconoscersi in qualcosa di molto più ampio, senza schemi, strutture o convinzioni.
In questo gioco, impariamo a conoscere e a rispettare prima di tutto noi stessi. Rispettiamo la nostra magia interiore. Il nostro tutto. Le nostre regole. E ricordiamoci che non siamo solo una figura o un ruolo. Siamo molto di più. Siamo l’IO SONO. Siamo la persona che scegliamo di essere ogni mattina al risveglio. In ogni luogo. In ogni istante.
Investiamo il tempo costruendo un ideale di noi stessi. Di quello che siamo, di quello che vogliamo e … Boom! Facciamolo uscire ogni volta in un modo diverso.
“Io! Chi sono io, che sembro parlare con sì conscio potere e autorità? Ascolta. Io sono tu; quella parte di te che è e sa, che sa tutte le cose, che sempre seppe e sempre fu. Io sono tu, il tuo Sé; quella parte di te che dice IO SONO ed è IO SONO.”
– Conte di Saint Germain –
Ti confido una cosa. Amo le sfide, ma tendo ad abbattermi con facilità di fronte alle prime difficoltà. E quando ripenso ad alcune mie scelte degli ultimi anni, credo di aver sempre fatto la cosa giusta per il solo motivo che non sono mai rimasta ferma.
Non importa se una scelta smuove le acque o crea delle tempeste, se quella scelta è l'elemento che ci rende felici. Avere la forza e il potere di afferrare il timone e mantenere in equilibrio la nave ci ricorda che la nostra esistenza non è fatta per restare fermi in un porto, ma per evolvere e continuare il lungo cammino della nostra anima.
“Una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite.”
– John A. Shedd –
Tratto da “Io nel dubbio Vado”
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