AI: L’Essere Umano tra Delega Artificiale e Bisogno di Senso

In questi giorni, una delle notizie più gettonate sul web è la scelta di Google di spingere gli utenti all’utilizzo degli “agentic shopping”, strumenti AI capaci di accompagnare e automatizzare le nostre sempre più numerose esperienze d’acquisto online. 

Il processo è semplice. Gli agenti di intelligenza artificiale, istruiti secondo le preferenze, i gusti e le richieste individuali, non si limitano a consigliare prodotti, ma eseguono l’intero processo d’acquisto per nostro conto. Invece di navigare manualmente tra i siti, confrontare gli articoli e compilare i dati di pagamento, deleghiamo l’intero compito all’AI.

La perplessità prende forma analizzando gli ultimi dati rilasciati: sembra infatti che ormai il 60% degli utenti non esegua le ricerche attraverso i siti web tradizionali, ma preferisca delegare l’onere della scelta e della comprensione direttamente all’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence). I dati più recenti raccontano uno spostamento netto: una quota sempre più ampia dei visitatori in rete utilizza risposte già sintetizzate dall’AI come primo punto di accesso alla conoscenza.

Il problema non è il progresso tecnologico in sé, ma l’abitudine che si sta formando: ricevere una risposta pronta, utilizzarla velocemente e confondere la comodità della sintesi con una reale comprensione.

È uno scenario allarmante, considerando che circa l’80-85% di noi utilizza questi strumenti esclusivamente nelle versioni gratuite o tramite abbonamenti mensili irrisori. Ma il dato realmente sconvolgente è un altro: le statistiche indicano che tra il 50% e il 60% di chi interroga l’AI non si preoccupa minimamente di verificare la veridicità delle risposte ottenute. L’intelligenza artificiale cambia volto a seconda di come viene interrogata, e così anche le sue risposte. Eppure solo alcuni di noi si preoccupano di strutturare un prompt capace di estrarre informazioni oggettive. 

Il solo porre una domanda in modalità fast o instant porta inevitabilmente a ottenere risposte superficiali o, nel peggiore dei casi, completamente sbagliate. Per sperare in una base più complessa e attendibile, l’utente dovrebbe fare affidamento sulle versioni Pro e Super Pro, ma come ribadiscono le linee guida delle stesse piattaforme, la notizia pre-masticata va rigorosamente controllata tornando sui motori di ricerca e sui siti di riferimento. 

La comodità della sintesi non può giustificare la delega totale del nostro senso critico.

Il Corpo Digitale: Tra Perfezione, Deepfake e Noia

Il tema fortissimo di questi giorni ruota attorno a una domanda angosciante: in una cultura sempre più artificiale, come faccio a sapere se quello che vedo è vero? Qui entra in gioco il discorso sull’identità, sull’immagine, sulla fiducia e sul corpo digitale.

L’AI Act europeo prevede obblighi di trasparenza per i contenuti generati da AI, per i deepfake e per le interazioni con sistemi artificiali a partire da agosto 2026. Staremo a vedere se l’esperienza social e web di questo ultimo periodo riuscirà ad agganciare gli innumerevoli dispersi, ormai saturi di gag inverosimili e video virali dall’esagerata perfezione. 

La corsa alla visualizzazione rischia di allontanare un pubblico annoiato. Sta emergendo un chiaro bisogno di spontaneità. Un velo di nostalgia dei vecchi tempi andati in cui l’autenticità non era stata pian piano soppiantata da filtri e impeccabilità. Un quadro procedurale che “flagga” l’azione perfetta per ottenere un risultato eccellente: il rischio è solo quello di ricalcare un mood banale e stantio.

Il Paradosso del Biohacking: Curare l’Ansia per Produrre di Più

Il mio senso di estraniazione davanti a questa iperattivazione collettiva non so se definirlo una reazione lucida o, semplicemente, la sensazione di una persona che si trova fuori tempo e fuori contesto. 

Non ripudio l’AI se viene utilizzata per migliorare la qualità del tempo di un essere umano. Tuttavia, la frenesia del biohacking e la delega all’intelligenza artificiale servono quasi sempre per saturare le agende e produrre di più, non per riappropriarsi del tempo o per camminare nella natura. 

La domanda è se questa non sia una corsa autoalimentata da quello stesso stress che poi cerchiamo di curare attraverso rimedi rapidi e infallibili.

Da una parte spiccano gli alimenti funzionali specifici per favorire il sonno profondo e massimizzare la concentrazione, e dall’altra fanno capolino i rimedi naturali per gestire l’ansia e il senso di frustrazione. 

Abbiamo sempre più strumenti per velocizzare la nostra vita e sempre più integratori superfast per andare a sistemare i gap della nostra salute. Non agiamo per migliorarla strutturalmente, ma per andare a risolvere quei piccoli continui disturbi che sommati diventano grandi problemi. 

La velocità del tempo non ci dà il permesso e il diritto di indagare su qualcosa di più “interiore” capace di riportarci all’origine della nostra stessa ansia e confusione. È da comprendere se la confusione che stiamo provando sia prettamente individuale o parte di una sensazione collettiva. 

L’intelligenza artificiale promette di decidere per noi, i sistemi anti-deepfake promettono di dirci cosa è vero, il biohacking promette di regolare il corpo. Siamo costantemente disallineati tra l’essere, il dover essere e il dover fare. Preferiamo soluzioni rapide che ci permettano di riconnetterci temporaneamente per continuare il nostro lavoro – essere più brillanti e attivi – ma in realtà stiamo forse fuggendo da un’indagine interiore più onesta. 

In mezzo a questo caos tecnologico e performativo al quale dobbiamo responsabilmente adattarci, il cielo promette ancora un ordine simbolico più grande di noi.

L’Occultazione di Venere: Comunicazione e Simbolo

Astrologia e astronomia a parte, amo leggere i significati archetipici degli eventi. Non si tratta di forzare la razionalizzazione di un “perché”, ma di trovare una chiave di lettura e, in questo caso, penso sia opportuno farlo.

Il 17 giugno assisteremo a una strettissima congiunzione tra la Luna e Venere (che oltreoceano diventerà una vera e propria occultazione). Un fenomeno di forte interesse scientifico mondiale e, simbolicamente, l’immagine perfetta del nostro presente. 

Venere secondo la simbologia rappresenta l’amore, il piacere, la connessione interiore e la relazione con l’altro. È alla base del mondo animico, della natura, della terra e di tutto quello che porta piacere, fertilità ed entusiasmo (vi rimando al link https://ladebby.it/blog/lessenziale-invisibile-agli-occhi).

 Venere a metà giugno transiterà nel segno del Leone: il Re del cielo, colui che  richiede visibilità, espressione radiosa, calore e autorevolezza. 

La Luna, indicatore dei nostri bisogni emotivi e del nostro rapporto con le emozioni, si congiunge portando con sé un disperato bisogno di accudimento e comunicazione. 

Immaginando questa Luna carica di un’energia frenetica e disorientata, il caos e la mente razionale eclissano il bisogno umano di apparire. Come a confermare quanto il nostro valore non debba dipendere dall’approvazione virale e dalla costante produttività. 

L’elemento dominante dell’iperconnessione e della saturazione informatica sta addestrando i pensieri e i nostri personali bisogni, disconnettendoci dal piano fisico di cui Venere ha assoluta necessità.

In un’epoca come questa dominata da una produttività tecnologica incessante, non è necessario isolarsi come asceti per sfuggire al disorientamento. Al contrario. La sfida consiste nel saper bilanciare l’iperattività quotidiana con una salutare “iperoziosità”.

Oggi è di estrema importanza per ognuno di noi ritagliarsi spazi di profonda riconnessione per tornare alla presenza, al corpo, al respiro e alla semplicità del presente come unico modo di mantenerci umani in un mondo fortemente digitale.

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Rivoluzione Digitale: Archetipi e Algoritmi Empatici

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L’Eclissi della Mascolinità: Stereotipi e Cultura